mercoledì 3 luglio 2013

Micheze e Jacheze

MICHEZE  e JACHEZE

Come elemento distintivo della facciata del nuovo palazzo municipale di Trieste, progettata nel 1873, l’architetto Giuseppe Bruni inserì al centro dell’ampio sviluppo orizzontale una torre, che si impone con il suo tetto a tronco di piramide.
 Questa torre rievoca la dirimpettaia torre dell’Orologio o del Porto, la cui compianta e discussa demolizione era avvenuta nel 1838.
Come quella sostiene l’orologio civico e le due statue di zinco fuso raffiguranti due paggi. Gli automi, disposti ai lati della campana, hanno le braccia articolate, le quali messe in movimento da un meccanismo ad orologeria, sollevano un martello che batte le ore, mentre i quarti vengono suonati da un separato martello.
Ideati dal Bruni, i due automi furono modellati nel giugno 1875 dallo scultore Fausto Asteo (Ceneda, Vittorio Veneto, Treviso, 1840 – 1901) docente presso l’Accademia di belle arti in Venezia. Fusi nelle fonderie dei fratelli de Poli di Ceneda, arrivarono a Trieste, come ricordano gli storici della fine del secolo, nel novembre dello stesso anno, e furono collocati sulla torre nei giorni 5 e 7 gennaio 1876.
Cominciarono a funzionare regolarmente alle ore 12 meridiane del 14 gennaio.
I triestini li nominarono confidenzialmente Michez e Jachez (o Mikez e Jakez) ossia Michele e Giacomo, riferendosi pare a due famosi giudici della città.

Xe storto ‘l palazo,
Xe bruta la tore,
Ma Michez e Jachez
I ne bati le ore

Le spiritose strofe ci restituiscono un vivace quadro della vita cittadina, scandita dalle mazze dei due mori che alternativamente battevano il tempo civico sulla campana.
La campana venne fusa sempre dalla stessa fonderia de Poli, e fu realizzata con il bronzo di due delle tre campane che dominavano l’edificio della Loggia venezianeggiante, allora demolita per la costruzione del nuovo edificio municipale. Porta l’iscrizione:
ANNO M D CCC LXXV SEDENDO PODESTÀ DI TRIESTE MASSIMILIANO D’ANGELI QUESTA CAMPANA DEL RICOSTRUITO PALAZZO COMUNALE COL METALLO DELLE VECCHIE I FRATELLI DE POLI DA VITTORIO FUSERO

Nel 1972, gravemente deteriorati dagli agenti atmosferici e dalle sollecitazioni del meccanismo, Michez e Jachez vennero “duplicati” per iniziativa del Comune e una nuova coppia con nuova campana (fusi i primi in bronzo dalla fonderia Brustolin di Verona, l’altra dalla fonderia Cavadini della stessa città), batte dal 3 novembre di quell’anno le ore di questa città.

I due automi originali, conservati nei depositi civici, restaurati nel corso del 2005, verranno conservati nell’Orto Lapidario del Civico Museo di Storia ed Arte (sul colle di San Giusto) gestito dalla direzione dei Civici Musei di Storia ed Arte che ha competenza sui monumenti e le aree monumentali della città.


  • LA TECNICA D’ESECUZIONE

Le sculture di Michez e Jachez sono eseguite in lega di zinco, mentre la campana è stata realizzata in una lega di rame sonora (che prevede più del 20-30% di stagno); tutti i manufatti sono stati ottenuti per fusione. La tecnica adoperata per la realizzazione delle sculture a tutto tondo è quella della fusione “a cera persa”.

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