mercoledì 3 luglio 2013

Iil meraviglioso Castello di Duino e la splendida passeggiata lungo il sentiero Rilke








Duino è un luogo in cui l’incantevole paesaggio si fonde con il fascino letterario che ancora richiama qui visitatori da tutto il mondo. Proprio come il poeta praghese Rainer Maria Rilke, ospite al castello tra il 1911 e il 1912 dei principi Thurn und Taxis Hofer Valsassina, come anche altri celebri personaggi tra cui musicisti al pari di Johann Strauss e Franz Liszt, letterati quali Gabriele D’Annunzio e nel castello vecchio, secondo una leggenda, perfino Dante Alighieri.

Celebre è il sentiero Rilke, che da Sistiana lungo la costa raggiunge il castello. Era tra i percorsi più amati del poeta Rilke, che da qui godeva di una vista mozzafiato sulla baia di Trieste.

Il Castello sorge su uno sperone roccioso che scende a strapiombo verso il mare. Restaurato dopo la prima guerra mondiale a causa dei notevoli danni subiti, si compone di tre piani realizzati in epoche diverse, mentre i muraglioni di cinta che lo circondano risalgono senza dubbio al XV secolo.

Buona parte degli spazi interni e del parco sono tuttavia accessibili ai visitatori che possono ammirare i sontuosi saloni, con arredi raffinati e il meraviglioso giardino, curato nei minimi dettagli con cascate di fiori, vasche, statue, fontane e splendide aiuole che hanno sicuramente contribuito ad alimentare la fama del castello

Excelsior Palace Hotel


Excelsior Palace Hotel



Il più elegante e lussuoso albergo dell'Impero

Pochi sanno che l'Excelsior Palace Hotel, alla sua inaugurazione nel 1912, era considerato il più importante e lussuoso hotel dell'Austria-Ungheria

Sorse sulla vasta area già occupata dagli edifici dell'Imperial-regio Governo Marittimo, dall'Ufficio di Sanità, dalla Casa dei Piloti di Porto e dagli uffici della compagnia di navigazione "Istria-Trieste".
L'albergo venne gestito dalla Società Austriaca d'Alberghi ed il primo direttore fu Alessandro Schalk di Abbazia.

L'odierno hotel è uno del 15 Starhotel d'Italia a quattro stelle, con 155 camere di cui 39 appartamenti-residence, per un totale di 300 letti, sale riunioni e convegni. Opera dell'architetto Leopold Fiedler, fu una delle prime costruzioni in cemento armato della nostra città. Sorse in due anni di lavoro impiegando 300 operai; le sue basi poggiano su ben 800 pali lunghi 16 m. Durante la prima guerra mondiale ospitò un comando militare ed un ospedale.

Con i lavori di restauro degli anni 1972/76 vennero completamente modificati gli interni per cui del progetto originale rimane solo una splendida facciata.




Micheze e Jacheze

MICHEZE  e JACHEZE

Come elemento distintivo della facciata del nuovo palazzo municipale di Trieste, progettata nel 1873, l’architetto Giuseppe Bruni inserì al centro dell’ampio sviluppo orizzontale una torre, che si impone con il suo tetto a tronco di piramide.
 Questa torre rievoca la dirimpettaia torre dell’Orologio o del Porto, la cui compianta e discussa demolizione era avvenuta nel 1838.
Come quella sostiene l’orologio civico e le due statue di zinco fuso raffiguranti due paggi. Gli automi, disposti ai lati della campana, hanno le braccia articolate, le quali messe in movimento da un meccanismo ad orologeria, sollevano un martello che batte le ore, mentre i quarti vengono suonati da un separato martello.
Ideati dal Bruni, i due automi furono modellati nel giugno 1875 dallo scultore Fausto Asteo (Ceneda, Vittorio Veneto, Treviso, 1840 – 1901) docente presso l’Accademia di belle arti in Venezia. Fusi nelle fonderie dei fratelli de Poli di Ceneda, arrivarono a Trieste, come ricordano gli storici della fine del secolo, nel novembre dello stesso anno, e furono collocati sulla torre nei giorni 5 e 7 gennaio 1876.
Cominciarono a funzionare regolarmente alle ore 12 meridiane del 14 gennaio.
I triestini li nominarono confidenzialmente Michez e Jachez (o Mikez e Jakez) ossia Michele e Giacomo, riferendosi pare a due famosi giudici della città.

Xe storto ‘l palazo,
Xe bruta la tore,
Ma Michez e Jachez
I ne bati le ore

Le spiritose strofe ci restituiscono un vivace quadro della vita cittadina, scandita dalle mazze dei due mori che alternativamente battevano il tempo civico sulla campana.
La campana venne fusa sempre dalla stessa fonderia de Poli, e fu realizzata con il bronzo di due delle tre campane che dominavano l’edificio della Loggia venezianeggiante, allora demolita per la costruzione del nuovo edificio municipale. Porta l’iscrizione:
ANNO M D CCC LXXV SEDENDO PODESTÀ DI TRIESTE MASSIMILIANO D’ANGELI QUESTA CAMPANA DEL RICOSTRUITO PALAZZO COMUNALE COL METALLO DELLE VECCHIE I FRATELLI DE POLI DA VITTORIO FUSERO

Nel 1972, gravemente deteriorati dagli agenti atmosferici e dalle sollecitazioni del meccanismo, Michez e Jachez vennero “duplicati” per iniziativa del Comune e una nuova coppia con nuova campana (fusi i primi in bronzo dalla fonderia Brustolin di Verona, l’altra dalla fonderia Cavadini della stessa città), batte dal 3 novembre di quell’anno le ore di questa città.

I due automi originali, conservati nei depositi civici, restaurati nel corso del 2005, verranno conservati nell’Orto Lapidario del Civico Museo di Storia ed Arte (sul colle di San Giusto) gestito dalla direzione dei Civici Musei di Storia ed Arte che ha competenza sui monumenti e le aree monumentali della città.


  • LA TECNICA D’ESECUZIONE

Le sculture di Michez e Jachez sono eseguite in lega di zinco, mentre la campana è stata realizzata in una lega di rame sonora (che prevede più del 20-30% di stagno); tutti i manufatti sono stati ottenuti per fusione. La tecnica adoperata per la realizzazione delle sculture a tutto tondo è quella della fusione “a cera persa”.